Recuperi

Bando di Argenta

Decollo su Allarme

Luglio 2001
I ricercatori della Romagna Air Finder, (capitanati da Leo Venieri, che da anni si occupano di recuperi e ricerche umanitarie) vengono ha conoscenza della battaglia aerea svoltasi nei celi delle valli di Ferrara. Ed in oltre anno un testimone diretto del fatto. E’ il Sig Malagolini Silvano di Bando, il quale vide un aereo che combatteva da solo contro altri 4, e chiaramente l’aereo in singolo ebbe la peggio e cadde al suolo provocando una voragine. Il Malagolini a quel tempo era un ragazzino ma ricorda il fatto con molta lucidità ed addirittura ricorda che la milizia (accorsa sul luogo del disastro) disse che il povero pilota era ferrarese. Recuperarono poche cose tra cui una pala dell’elica (che è conservata nella tomba della famiglia Capatti a Dogato) e qualche resto dello sfortunato aviatore. I tecnici della R.A.F portati sul posto dal testimone e con l’ausilio di Metldetector, anno recuperato solo un piccolo pezzo di alluminio AVIO di colore azzurro chiaro, segno inequivocabile che la traccia era giusta. Ma l’area da setacciare era molto ampia quasi 30 ettari di terreno coltivato, ed anche se avevano il permesso della proprietà (Sig Olimpio Casadio di Ravenna), si pensò di optare nella ricerca di altre testimonianze per delimitare l’aerea del sondaggio.

Aprile 2004
Dopo una stasi nelle ricerche di quasi 3 anni, la buona sorte ha dato una mano ai R.A.F, e tramite il preziosissimo aiuto del Sig Spinozzi Marcello di Bando che fornendoci una cartina topografica dettagliata, e prodigandosi a raccogliere testimonianze casa per casa della zona in questione, siamo riusciti in data 10/04/2004 a recuperare una buona quantità di reperti di sicura provenienza AVIO. E dopo una bonifica dei rottami in superficie, si e passati con il Metal ad lata profondità. Questo tipo di Detector può individuare masse metalliche sino 8/10 m.t. sotto terra, ma in questo caso il segnale era fortissimo, ciò sta ad indicare che l’oggetto sepolto non dovrebbe essere molto profondo. Si decide di fare un pre-scavo a mano, ad un metro di profondità si trova già dell’acqua, si prosegue lo stesso, l’euforia dei R.A.F è al massimo, e viene subito premiata. Infatti in mezzo a quel pantano si sente un odore acre di benzina e olio e si sentono con le mani una quantità enorme di rottami, qualche pezzo viene recuperato (un manicotto dei leveraggi dei tubi pezzi di gomma), ma e solo la punta dell’iceberg , tutto il resto, motore, carrello, ecc. è tutto sotto i nostri piedi.. Ma soprattutto i resti del povero NINO.

2 Ottobre 2004
Abbiamo recuperato i resti del Sergente Maggiore Alverino Capatti e il suo Macchi C205 V Queste sono alcune fasi del recupero e alcuni reperti: Durante le fasi del recupero abbiamo l'appoggio e la preziosa collaborazione della Croce Rossa Italiana e Protezione Civile che forniscono gli impianti e strutture per allestire un campo base completo. I recuperi vengono effettuati di sabato e la pulizia dei reperti la domenica successiva. Dopodiché inizia il catalogamento e il restauro dei pezzi più importanti per essere collocati nella mostra ed esibiti al pubblico, riportando così alla luce, dopo 60 anni, un pezzo di storia.

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